Sono le 18, e come ormai da rituale collettivo scatta il tempo in cui possiamo concederci, senza troppi sensi di colpa, un calice di vino.

Il vino come confine psicologico tra due spazi temporali distinti, spesso complementari.

C’è il tempo dell’impegno, della responsabilità, quello che ci chiede controllo e concentrazione. E c’è poi il tempo ricreativo, quello in cui da soli o in compagnia possiamo abbassare la guardia, defaticare, lasciare che le nostre emozioni ci liberino almeno parzialmente dalla tensione del giudizio.

Il tempo del calice di vino è quindi un tempo prezioso, un tempo di valore, dove la scelta del vino giusto non è secondaria. Consumare alcol mediocre, senza identità, svaluta anche quel tempo: alcol che agisce sul nostro corpo senza regalarci né conoscenza né reale benessere.

Allora pretendiamo di più. Chiediamo che in quel calice non ci sia solo un liquido colorato, ma una storia, un’idea, una complessità sensoriale — per ricordare quel vino e amare quel momento. È il motivo per cui scegliamo vini naturali: perché portano dentro il lavoro di chi li fa, e quindi qualcosa da raccontare.

Da Machiavelli 64, all’Esquilino, l’aperitivo comincia alle 18. Una selezione di vini naturali al calice, da bere al bancone o al tavolo.